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Corriere Della Sera
CORRIERE DELLA SERA January 10, 2009
  • Incontri Parla Vikas Swarup, autore del romanzo tagliato dal regista nei punti controversi
  • Se l' India diventa puritana
    • Nel film spariti i riferimenti ai preti gay e alle violenze domestiche. Passioni «Sono un grande divoratore di Chase e Wallace. Ma per il mio prossimo libro mi sono ispirato a Calvino»
  Che cosa separa un povero ragazzo di strada di Mumbai da un miliardo di rupie? Dodici domande. Dodici punti interrogativi su altrettante questioncine di cultura generale e varia umanità. Se Ram Mohammad Thomas le azzeccherà, guadagnerà un tesoro e in più quel salto sociale fino a ieri per lui solo un sogno. E il futuro sarà suo. Improbabile e irresistibile come una favola di Natale di Charles Dickens, un film miracolistico di Frank Capra, o un musical di Bollywood, Le dodici domande di Vikas Swarup (Guanda) è la storia giusta al momento giusto. Apologo del riscatto insperato di un Paese: l' India di oggi, miserabile e sontuosa, eccessiva e disperata. Lanciatissima nel futuro. Pronta a rispondere agli imprevedibili quiz dell' economia globale. Un romanzo subito diventato bestseller, che ha conquistato mezzo mondo e ora in fase di ulteriore rilancio grazie al film di Danny Boyle The Millionaire, in predicato per l' Oscar. Un successo che lascia senza fiato per primo Vikas Swarup. «Sono sbalordito. È il mio primo libro e già è stato tradotto in 36 lingue», nota lo scrittore, 43 anni, indiano, carriera diplomatica, direttore del ministero degli Esteri di New Delhi. Eppure, rispetto al romanzo, il film si prende più di qualche licenza: spariti i riferimenti all' omosessualità dei preti cattolici, alle violenze familiari. «Adottato» dal bravo padre Timothy, il piccolo Ram sembra aver trovato finalmente un rifugio sicuro finché non arriva padre John Little, più giovane e più sfrontato. L' orfanello non tarderà a capire quali sono le vere vocazioni di quel sacerdote, che lo invita in camera sua a vedere film porno, nasconde sotto il materasso riviste gay, tira cocaina e insidia tutti i ragazzi che gli capitano a tiro. Un capitolo scabroso, che certo avrebbe sollevato anche più scalpore sul grande schermo. Ma nel film non ce n' è più traccia. «Sono stato consultato dallo sceneggiatore, Simon Beaufoy. Sapevo che nello script sarebbero stati tolti alcuni elementi e aggiunti altri. Certo avrei preferito che la storia non venisse toccata, ma capisco le esigenze del cinema. Un film si rivolge a un pubblico ben più vasto. Comunque sono soddisfatto. Il film resta fedele all' "anima" della mia storia». Le dodici domande (titolo originale Q&A) è il suo esordio letterario, nato un po' per gioco, mescolando la sua passione per i quiz con quella dei thriller. «Sono un grande divoratore di Chase e Wallace - confessa Swarup, ora al lavoro su un secondo titolo, Six Suspects, ispirato a Calvino -. Nel mio romanzo ho cercato di condensare la suspence di un quiz show a premi con la riflessione sociale». La formula ha funzionato. «Pensavo di aver scritto una storia molto "indiana", che solo in pochi avrebbero apprezzato. Invece ha conquistato lettori in tutto il mondo, perché i temi e le emozioni evocati sono universali e il messaggio sotterraneo è semplice: si può creare la propria fortuna, si può vincere anche contro ogni previsione. Visto da questa prospettiva, quel che accade nel libro potrebbe succedere anche nell' East End di Londra o nel Bronx di New York o persino in Sicilia». Non a caso in Italia The Millionaire è stato definito un «Gomorra in salsa curry». E anche il film di Matteo Garrone è stato nominato al Golden Globe. «Non ho ancora visto Gomorra, ma sono certo che il mondo di Napoli e quello dell' India non sono troppo diversi. Gli esseri umani si somigliano, la gente ha ovunque gli stessi obiettivi e desideri». E anche gli stessi quiz. Il quiz che fa sognare Ram è lo stesso che fa fantasticare anche il resto del mondo. In Italia Chi vuol esser milionario è tra i programmi tv più seguiti. «Quel format è diventato un fenomeno globale. Il suo successo è proporzionale alla povertà di un Paese. Ti vendono un sogno, il sogno di diventare ricco all' istante». Ram ci riesce. Centra tutte e dodici le domande. Vince, ma non gli credono. Come può un poveraccio dei bassifondi sapere tutte quelle cose? È fortuna o destino? «Entrambi. Ram ha fortuna, ma è anche artefice della sua fortuna. Conosce le risposte perché ogni domanda corrisponde a un pezzo della sua vita. La sua cultura nasce dalla strada. Un uomo qualunque che riassume l' India. Il suo nome, Ram Mohammed Thomas, riunisce le tre religioni del Paese: hindu, musulmana, cristiana. Da qui l' adattabilità e l' ingegnosità, leitmotiv della storia e chiave del suo successo al quiz show». Ma alla fine cosa conta di più? I sogni, l' amore o il denaro? «Senza sogni non ci può essere progresso, senza amore non ci può essere felicità. E senza soldi non c' è carità. Quindi, tutti e tre sono indispensabili per il nostro futuro». Nel film il finale vira su Bollywood. Ma proprio in quella stazione ferroviaria dove Boyle rende omaggio all' arte del musical hindi, qualche settimana fa si è allungata l' ombra tragica del terrorismo. «Sì, la stazione era piena di morti. Ma ora è già di nuovo affollata di pendolari che salgono sui treni, che tornano al lavoro. Aver definito gli attacchi di Mumbai l' 11 settembre indiano mi pare semplicistico. Noi stiamo combattendo con il terrorismo da ben prima di quella data. Ma l' India rispetto all' America ha una chance in più. Da noi la vita va avanti. Sempre. Con nuove cicatrici, ma anche con nuova determinazione». [CAP4X2GRI[/CAP4X2GRI Bestseller anche al cinema Vikas Swarup (foto Bassouls/ Corbis) e, sullo sfondo del fotomontaggio, lo slum di Dharavi a Mumbai. Dal romanzo «Le dodici domande» (Guanda, pp. 271, 15, traduzione di Mario Fillioley) è tratto il film «The Millionaire» di Danny Boyle (qui sopra)
  • Manin Giuseppina
  • Pagina 43 (10 gennaio 2009) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/10/India_diventa_puritana_co_9_090110071.shtml